VOICES
Sono da poco passate le 23…e anche per stasera tutto si conclude con qualche pagina di Stephen King. Questa volta i capitoli sono particolarmente impressionanti, come pochi sanno scrivere…e modestamente lui è il re dell’horror.
Spente le luci, il sonno tarda a farsi sentire, strano, solitamente protraggo la lettura fino a quando le parole dagli occhi non arrivano più al cervello…quando gli occhi divengono troppo pesanti per poter essere tenuti aperti, e ancor meno utilizzati.
Qui c’è il primo vuoto, non ci sono ricordi, come istanti…o meglio…minuti interi, cancellati completamente.
La prima immagine è penombra, è fatta solo di profili, come in una stanza buia dove riconosci appena ciò che ti circonda. I motivi ricordano la mia stanza.
Sono steso, a pancia in giù…ma dovrei essere ancora sveglio, o così credo.
C’è una debole luce che giunge dai vetri delle porte, forse qualcuno sta ancora guardando la televisione in salotto; fievole è il suono che filtra tra le fessure, voci di qualche notturno talk-show, indecifrabili pile di parole.
Tutto è indescrivibilmente coperto da un alone scuro, come blu…blu di impenetrabili profondità marine. Ma è ancora troppo reale, ciò che crea quell’effetto non è altro che il buio…il buio e forse qualche altro elemento, qualcosa di oscuro e totalmente inaspettato.
Poi…quello che ora spero fosse un incubo si presenta in tutta la sua atrocità, incontrastabile e sovrannaturale.
Inizialmente come un vento…da sotto, o forse un risucchio da sopra…poi con la sensazione che una forza finora sconosciuta stia agendo su di me: qualunque cosa sia non sono più a contatto con cuscino e coperte, non c’è nulla a sostenermi…e tanto meno, nulla che mi permetta di chiudere gli occhi.
Con il terrore che corre come un treno suicida nel mio corpo, sono sospeso sopra al mio letto.
E la forza continua, inutile provare a combatterla, sembra che tutte le forze che mi appartengono siano state annullate. Non c’è modo di scendere, non c’è via per comprendere…
Sento solo che sto salendo, sempre più su…
Sono come decine di mani, decine di fili che con fluttuanti e regolari movimenti mi attirano verso l’alto, e io una marionetta nei loro poteri.
Fino a che mi accorgo, ormai alla completa mercé di orrore e paura, che in realtà non è il mio corpo quello che lentamente sta abbandonando il tepore delle coperte…
No, non è possibile, è…è… non posso evitare di guardare, non posso chiudere gli occhi…nemmeno fingere di non vedere quello che ora mi scorre davanti: posso vedere il letto, e sotto questo il pavimento, (il letto è diventato solo un insieme di linee e bordi) poi, sempre più giù…attraverso di esso…fino al piano inferiore. Ormai non c’è più concezione di realtà.
Ormai ne sono certo…fra me e il letto c’è spazio almeno per un altro corpo…
Per il mio corpo.
Basta, è insopportabile, agghiacciante. Uso tutta la forza su cui posso far conto, quella mentale, cerco di distruggere cerebralmente quell’incubo (lo era…?), inizialmente invano. Poi, come colpito da una frustata sono nuovamente fermo, immobile con la testa sul cuscino…nuovamente a terra.
È finita.
O così spero…perché aprendo gli occhi mi appaiono dinanzi figure senza significato e volti senza un nome, sospesi dove poco prima c’ero io. L’ultimo brivido freddo dura attimi infiniti, per poi spegnersi improvvisamente e tornare dalle tenebre dov’era nato, assieme a quella forza disumana.
Ora è davvero finita.
Alzo la testa, pianto i gomiti sul materasso e cerco di alzarmi. Dai vetri delle porte filtra ancora un piccolo fascio di luce, c’è ancora qualcuno in salotto.
Quanto tempo è passato? Devo andare a un orologio, meglio se in cucina. Abbandono le calde coperte ancora terribilmente scosso, con atroci dubbi in testa, varco la soglia della mia camera e mi dirigo verso il salotto, dove probabilmente troverò la tv accesa e qualcuno sul divano a guardarla.
Ma quando apro l’ultima porta, che dall’entrata porta alla sala, un tremendo brivido mi attraversa per tutta la lunghezza della schiena: non c’è nessuna luce, nessuna voce, il buio è totale.
Lentamente mi giro e mi rendo conto che nella stanza non c’è anima viva.
Eppure…dalla camera si vedeva una luce, si sentivano voci…si, voci…
Voci.
Oh mio Dio…