LA BREZZA DELLA NOTTE

 

 

 

 

 

Nell’aria c’è già sfida. Nell’aria si respira guerra, come gas che aspetta la scintilla per esplodere e creare un inferno.

Forse è meglio restare fuori, ma la luce e i suoni attirano più del buio e del silenzio. Si va.

A passo lento su per gli scalini, fianco a fianco, varchiamo la soglia accolti dal battito, ognuno con i propri dubbi, i propri pensieri, isolato da quello che fisicamente sta facendo.

Rapidi sguardi e cenni di saluto, ci sono tutti. Tutti pronti. Pronti alla battaglia.

Aspettate la scintilla.

Intanto si prende posto, ognuno si prende una direzione e osserva, scruta, attende insospettabile che qualcosa scatti, la mossa errata, un errore nel sistema.

Impassibili sguardi di ghiaccio che cercano una preda…o un predatore, fra una cortina di fumo traspaiono le emozioni, il sangue pulsa incessante sotto la pelle, sotto quell’eleganza sfacciata.

La folla aumenta. Vecchi volti, vecchie conoscenze, amici nemici.

Ci guardiamo di sbieco, intesa fulminea: basta un gesto e chi non ci va a genio ha finito la serata.

Uno sguardo veloce all’orologio: l’oro brilla illuminato dalle luci stroboscopiche, negli occhi corrono scariche di corrente ad alta tensione, i sorrisi si fanno tenebrosi.

È ancora presto, non è il momento, e come sempre…aspettare la scintilla.

Meglio prendere una boccata d’aria.

Nuovamente quegli scalini, nuovamente a passo lento e maestoso, micidiale come un arma nucleare, totalmente distaccato dall’ambiente circondante. Solo il desiderio di respirare.

L’aria è tiepida e piacevole, il cielo è sereno, stellato…fantastico.

Nella mente non c’era un’immagine simile a quella da ormai troppo tempo, quasi completamente cancellata e rimossa, sostituita dal grigiore e dal freddo, da foglie secche e fiocchi di neve, cupi cappotti e interminabili giorni gelati.

È una nuova alba, un nuovo inizio…finalmente. Camminando sul selciato, fra le staccionate e le automobili che riflettono la luna, ci sono tutti i segni di una vita che rinasce: c’è amore ad ogni angolo, voglia di avventura e quell’inconfondibile ricerca del divertimento tipica di chi non conosce odio e sofferenza. Un pizzico di invidia.

Le occasioni si presentano sul piatto d’argento, basterebbe un istante, azzardare un secondo per sentirsi liberi, felici, dopotutto siamo carne umana come il resto. Poi riaffiora alla mente qualcosa che riporta inevitabilmente alla realtà, alla dura verità.

Non siamo qui per questo.

Non sono qui per questo.

Perché siamo qui?

La domanda è retorica. Lo spettacolo è inevitabilmente lo stesso, come un dejavou, una ruota che gira e ti ripresenta sempre la stessa faccia. Una faccia che sembra ridere di te e disprezzarti, per ogni cosa che fai e che sei, una faccia felice, felice della tua tristezza.

Ti presenta il conto di qualcosa che non hai mai fatto…punta il dito e ti giudica: colpevole. Ma non ne conosce il perché. Come non lo conosci tu.

Stiamo solo aspettando la scintilla, ma forse per questa notte è meglio non attendere oltre. È meglio abbandonare il campo, lasciarci tutto dietro e scendere dal podio. Se mai ci fossimo saliti.

Uno schiocco di dita, davanti agli occhi degli altri. Siamo già sulla soglia.

Fianco a fianco, a testa bassa, chi si accende una sigaretta, scendiamo a passo lento gli scalini verso l’esterno, con gli stessi dubbi e gli stessi pensieri. Isolati da se stessi.

No, stanotte no. Nessuna scintilla.

Solamente un’anteprima, la brezza che porta non più del presagio di un futuro migliore.